Queste considerazioni nascono da un lavoro di cinematerapia fatto con un gruppo di adolescenti e giovani adulti.

Molti sono i modi di visionare una pellicola per renderla oggetto di incontri di cinematerapia, tra i più comuni ci sono la visione integrale della pellicola e la visione di alcuni spezzoni selezionati. Il modello scelto per questi incontri prevedeva invece che ad ogni incontro si visionasse metà film.

La scelta di far visionare le pellicole metà per volta era compiuta fin dall’inizio, ovvero già nella fase della progettazione, sia per ragioni organizzative che metodologiche.

Riguardo alle prime, la durata di un incontro giornaliero di cinematerapia (che era stato deciso non dovesse superare le due ore per ragioni pratiche) non lascerebbe quasi spazio agli interventi personali di commento sul film se si prevedesse l’intera visione della pellicola (che in media dura 90’). Riguardo alle ragioni di ordine metodologico, il fatto di spezzare la visione della pellicola permette il dispiegamento dei processi di proiezione e identificazione. Dopo la visione della prima parte del film si possono infatti sollecitare negli adolescenti le fantasie relative alla conclusione delle vicende di ogni personaggio, in questa fase emergono e si fanno evidenti sul piano simbolico le speranze e le aspettative circa un proprio percorso di crescita. In linea di massima, dunque, la pellicola non dovrebbe essere conosciuta da parte dei partecipanti che altrimenti saprebbero già la reale conclusione della vicenda: un film che si vede per la prima volta è in grado di sollecitare l’espressione di emozioni inaspettate e dunque più spontanee sulle quali poi si strutturerà il lavoro in gruppo.

Grazie agli elementi emersi a seguito dell’esperienza vissuta all’interno del gruppo di cinematerapia è stato possibile aggiungere altre motivazioni in merito alla scelta metodologica di spezzare il film (che doveva avere delle motivazioni più che organizzative a suo supporto dal momento che, gioco forza, intacca la continuità del film e quindi, almeno in parte, anche la sua capacità ipnotica): vedere il film fino a metà fa sì che gli elementi, i comportamenti, le parole dette all’interno della storia acquistino importanza a seconda della trama immaginata da ognuno e consentono quindi di rivalutare tale importanza alla fine del film. Questo è evidente quando si invitano i ragazzi a parlare presentando una possibile conclusione della vicenda. Le storie corali sono ancora più adatte allo scopo fornendo molte vicende parallele su cui dispiegare le fantasie relative alla conclusione.

E’ capitato che uno dei ragazzi del gruppo di cinematerapia dopo avere assistito alla prima parte della proiezione del film abbia espresso, peraltro a buon diritto, la propria opinione negativa rispetto alla vicenda proposta. In particolare lamentava la difficile comprensione della trama ed un disorientamento rispetto ad essa a causa dell’incomprensibilità degli obiettivi del film e del significato che scaturisce proprio dalla conclusione mancante. Per quanto infatti, grazie al montaggio, la pellicola venga purgata degli elementi non funzionali alla trama, il film non si presenta mai come una concatenazione di sequenze che in maniera meccanica conseguono, in modo rigido e necessario, le une dalle altre portando alla conclusione. Spezzando il film si ha ancora di più il proliferare di possibili trame alternative nate da particolari ed elementi secondari che sarebbero automaticamente scartati dalla mente se si fosse proceduto ad una  visione totale della pellicola.

E’ il punto di imperfezione e apertura della trama che dà la possibilità ai ragazzi di sperimentarsi come soggetti creativi e di dare spazio e voce alle proprie fantasie; e infatti così è stato per la maggior parte dei soggetti. Avere molti possibili percorsi da creare e nessuno già dato è anche fonte di smarrimento come ha portato alla luce uno di loro. Tale sentimento è provocato dalla difficoltà a tollerare l’incertezza di procrastinare il momento in cui il film renderà evidente il suo significato arrivando da una chiusura di senso (almeno provvisoria). Tale condizione è molto vicina a quella che si sperimenta durante l’adolescenza quando ancora gli obiettivi non sono stati fissati: allora ci si può sperimentare secondo percorsi di crescita diversi esplorando le molteplici possibilità che si aprono per scoprirsi soggetti creativi oppure ci si immobilizza per la mancanza o il rifiuto di una via certa e precostituita.