Robert Doisneau, "Bacio davanti all'Hotel de Ville"

Robert Doisneau, “Bacio davanti all’Hotel de Ville”

Robert Capa, "Il miliziano colpito a morte"

Robert Capa, “Il miliziano colpito a morte”

Queste sono due foto famosissime che hanno qualcosa in comune: la loro autenticità è controversa.

In quella di Doisneau infatti i due giovani sono degli attori che si sono messi in posa per il fotografo (per una storia più completa cliccare qui) e quella di Capa, a parere di molti critici, non fu fatta nella località in cui si stavano tenendo gli scontri (per una storia più completa cliccare qui).

Questo fatto non inficia il loro valore artistico ma ci fa riflettere su quanto in una fotografia appaia spontaneo ma in realtà è costruito o distorto.

Secondo una citazione di Lewis Hine: “Mentre le fotografie non possono dire bugie, i bugiardi possono scattare fotografie”. Se infatti la fotografia è testimone di un fatto accaduto, non ci dice nulla riguardo a come leggere quell’evento.

Allo stesso modo anche nel campo della fototerapia è pressoché impossibile la lettura di una fotografia personale se non in collaborazione con il proprio paziente. Una fotografia apparentemente serena ma di cui il nostro paziente riferisce un senso di disagio può essere analizzata invitandolo ad esprimersi riguardo a cosa direbbero le persone ritratte se potessero parlare.

La presenza di un gruppo può arricchire tale lavoro facendo impersonare i soggetti ritratti e ripetere i dialoghi ai compagni di gruppo in modo che il paziente abbia una visione d’insieme dell’intera “fotografia vivente”. In una sessione di psicodramma e attraverso un lavoro da protagonista il paziente potrebbe modificare la “fotografia vivente” aggiungendo o togliendo persone o oggetti oppure intervenendo su gesti e sguardi per renderla più vicina ai suoi desideri stimolando le parti vitali di sé.

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