SqualoVerso chi avviene il processo di identificazione al cinema? Solitamente il regista ci indica, in maniera esplicita, chi sia il protagonista. Sentire di parteggiare per lui è per noi spettatori una cosa quasi automatica.

Ma il parteggiare cosciente non coincide esattamente con l’identificazione.

Musatti racconta di un esperimento fatto in alcuni cinema francesi in cui furono istallate delle telecamere ad infrarossi per filmare le espressioni degli spettatori durante la visione di alcuni film. I risultati più sorprendenti si evidenziarono con i bambini che sono, rispetto agli adulti, più soggetti a scaricare i propri impulsi attraverso il movimento.

Durante la rappresentazione di un film di marionette in cui il protagonista viene assalito da uno squalo non è stato infrequente vedere dei bambini compiere movimenti della bocca che rivelano la loro momentanea identificazione con “l’antagonista” della storia.

I processi di identificazione al cinema infatti sono molteplici e con molti dei diversi personaggi che appaiono sulla scena: “il personaggio per il quale l’autore del film ci induce a parteggiare è in genere un personaggio che pensa e agisce come noi pensiamo ed agiamo, o come a noi sembra che penseremmo e agiremmo trovandoci nelle sue stesse condizioni. Questo parteggiare non ci arricchisce di nulla e ci lascia essere noi stessi. Mentre attraverso tutte le altre identificazioni inconsce ci troviamo in possesso di atteggiamenti e sentimenti che normalmente riteniamo non ci appartengano” (Cesare Musatti “Psicologia degli spettatori al cinema”).

Similmente avviene nello psicodramma quando gli Io-Ausiliari, ovvero i componenti del gruppo di terapia che vengono chiamati a ricoprire il ruolo di attori nella scena portata da un altro componente del gruppo, vestono i panni di una persona molto diversa da loro. Interpretando un personaggio scelto dal protagonista, è come se indossassero la maschera che rappresenta un altro. E’ proprio il fatto di essere “un’altra persona” a liberarli dall’ansia e dal giudizio e mobilitare le loro risorse creative. Ci si può così sperimentare in nuovi modi di essere ed agire anche distanti dai propri come se si fosse in una zona “franca” dove saggiare tante possibilità prima di prendere la propria direzione di cambiamento.

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