Cosa succederebbe se dovessimo vendere in un’immaginaria bottega i nostri sintomi psicologici o i nostri difetti? Probabilmente dovremmo cercare, da buoni venditori, di sottolinearne i lati positivi e i benefici che questi portano. Non si tratta di volgere il negativo in un grottesco positivo, ma di cercare di scoprire e dare risalto ai vantaggi (magari secondari, poco visibili e poco considerati) che un sintomo o un difetto procurano.

L’attività psicodrammatica che voglio presentare prevede che ogni persona del gruppo esponga agli altri membri un suo sintomo o un suo difetto attraverso due distinte affermazioni:

  1. Grazie al mio sintomo/difetto posso dire e fare…
  2. Da quando il mio sintomo è comparso/a causa del mio difetto non posso dire o fare…

Scopo di questa attività è, secondo Claude Lorin, che la suggerisce sia nel lavoro con adulti che con bambini con modalità leggermente differenti (C. Lorin, “Trattato di psicodramma infantile”), di fare in modo che “il sintomo di richiesta per cui il paziente consulta lasci spazio a un’evocazione dei “benefici” che l’ “oggetto” da vendere nasconde.”.

Non è un’attività facile e può essere proposta solo dopo che le persone abbiano già compiuto parte del loro percorso, dopo che abbiano sentito empatia e comprensione da parte del gruppo e che dunque i sintomi siano stati riconosciuti nel loro valenza di dolore e di difficoltà nel vivere. In caso contrario il rischio è che i pazienti sentano l’attività come finalizzata a sminuire o ridicolizzare i propri sintomi.

L’attività trova il suo completamento attraverso la scelta di un’unica immagine fotografica tra molte proposte dal conduttore che riesca a mettere insieme e simbolizzare entrambe le parti contrapposte. In alternativa si possono invitare i componenti del gruppo a scattare fotografie durante la settimana che verranno poi presentate nel successivo incontro affinché siano loro stessi a creare l’immagine integrante. Ci sarà quindi una produzione attiva e creativa di una fotografia che richiama una propria immagine interiore capace di far convivere parti apparentemente non conciliabili.

Si farà così strada uno sguardo nuovo, forse più eterogeneo, ma sicuramente più realistico e a tutto tondo attraverso cui capire la difficoltà insita nel cambiare perché è proprio identificando e rendendo visibili gli ostacoli che questi saranno meno d’inciampo.

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