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Diane Arbus, Autoritratto

Spesso vi sarà capitato di vedere degli autoritratti in cui alcuni fotografi si ritraggono a fianco della loro macchina fotografica. Questo modo di fotografarsi è talmente diffuso che, se fate un salto sul sito dell’Agenzia Magnum, vi accorgerete che tantissimi dei loro fotografi hanno la foto di presentazione con la macchina fotografica in mano.

Gli elementi della foto sono perlopiù: lo sfondo neutro, il fotografo, la macchina fotografica ed, elemento implicito, ma fondamentale per la realizzazione di questo genere di autoritratti, lo specchio.

Quest’ultimo è un elemento che ha sempre solleticato l’osservazione e il pensiero di psicologi e psicoanalisti e, in maniera particolare, di Jacques Lacan che ha denominato proprio “Stadio dello specchio” una delle fasi dello sviluppo psichico dell’uomo.

Per Lacan lo “stadio dello specchio” è il periodo della vita che va dai 6 ai 18 mesi circa. Dapprima il bambino guardandosi nello specchio non si riconosce non avendo mai fatto esperienza della visione del proprio corpo per intero (ed ignorando anche di essere un essere intero). Riconosce invece la madre e vede un altro oggetto vicino a lei, dotato di una sua totalità. E’ questa prossimità con la figura materna, e la scoperta della crescente similarità tra sé e l’immagine nello specchio, che gli permetteranno di comprendere che, in realtà, quell’oggetto è lui stesso, acquisendo consapevolezza di essere un’unità. L’Io intero si costituisce attraverso l’identificazione con un altro che è sé medesimo (che è per Lacan simbolo dell’alienazione umana).

Richard Avedon, Autoritratto

Richard Avedon, Autoritratto

Gli autoritratti fotografici mediante lo specchio sono raramente scatti di inizio carriera e di conseguenza  sembra che i fotografi traccino un percorso inverso rispetto al bambino lacaniano.

Questi fotografi, nella loro produzione creativa, hanno scattato foto che non ritraevano sé stessi ma che non erano estranee, anzi, erano fortemente in relazione con chi le guarda e, ovviamente, con chi le produce. Sotto la spinta di forze di identificazione e proiezione la fotografia, così come lo specchio per il bambino, è non solo “una cosa da guardare” ma anche “una cosa in cui guardare” (D.Winnicott,“La funzione di specchio della madre e della famiglia nello sviluppo infantile”, in Gioco e realtà,) e scoprire se stesso.

Partendo da questa consapevolezza, che ha ogni artista, questi fotografi sono tornati alle origini di questo processo mentale ovvero nella propria identificazione con se stessi e, in particolar modo, del se stesso fotografo. In luogo della madre troviamo la macchina fotografica come colei senza la quale non può esistere nessun fotografo. Egli deve prima conoscere e riconoscere la macchina fotografica e i suoi prodotti prima di potersi riconoscere egli stesso come fotografo. Ma in questi autoritratti c’è anche il fotografo che, dopo essersi visto nella sua molteplice produzione di tanti scatti che sono frammenti di sé, finalmente ritrova la sua unità.

Irving Penn, Autoritratto

Irving Penn, Autoritratto

Werner Bischof, Autoritratto

Werner Bischof, Autoritratto

Ma le letture delle immagini non sono mai univoche.

In questo autoritratto Erwitt vuole forse suggerire, indossando questa parrucca (forse da donna), che i ruoli possono essere anche invertiti?

Elliott Erwitt, Autoritratto

Elliott Erwitt, Autoritratto

Il bambino della “fase dello specchio” è un essere immaturo dal punto di vista del movimento e della coordinazione, ma straordinariamente acuto ed attento dal punto di vista visivo e percettivo. La macchina fotografica è, come il bambino, incapace di muoversi autonomamente, è il fotografo che la porta con sé “mostrandole” i paesaggi, le persone, le cose, la vita. La presenza del fotografo sembra anche rappresentare, in generale, l’uomo che sta insegnando alla macchina fotografica una verità dolorosa che li accomuna: come l’uomo non può guardare per intero se stesso se non indirettamente attraverso lo specchio (od oggetti simili) così la macchina fotografica non può fotografare se stessa se non attraverso uno specchio.

Per un’ampia rassegna di autoritratti allo specchio: Mirror Mirror on the Wall

Bibliografia

Grazioli E.(2010), L’immagine di sé in fotografia, in AutoFocus. L’autoritratto fotografico tra arte e psicologia, Clueb, Bologna

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