Continuando il discorso sul ruolo delle immagini nella conservazione della memoria sociale iniziato con il post del Giorno della Memoria, vi presento questo estratto da “Sulla fotografia” di Susan Sontag.

Le sua parole invitano ad una riflessione critica sulle potenzialità etiche delle fotografie e delle immagini.

“Le fotografie sconvolgono nella misura in cui mostrano qualcosa di nuovo. […] Il primo incontro di un individuo con l’inventario fotografico dell’orrore estremo è una sorta di rivelazione, il prototipo della rivelazione moderna: l’epifania negativa.

Per me sono state le fotografie di Bergen-Belsen e di Dachau viste per caso in una libreria a Santa Monica nel luglio del 1945. Niente di ciò che ho visto dopo – in fotografia o nella realtà – mi ha colpito così duramente, profondamente, istantaneamente. […] Ma quando guardai quelle fotografie, qualcosa si spezzò. Avevo raggiunto un limite, e non era solo quello dell’orrore: mi sentii irrevocabilmente afflitta e ferita, ma una parte di me cominciò anche a indurirsi; qualcosa si spense; qualcosa piange ancora.

Una cosa é soffrire, un’altra vivere con le immagini fotografate della sofferenza, che non rafforzano necessariamente la coscienza o la capacità di aver compassione. Possono anche corromperle. […] Le immagini paralizzano. Le immagini anestetizzano. Un evento noto attraverso le fotografie diventa palesemente più reale di quanto lo sarebbe stato se le fotografie non le avessimo mai viste […]. Ma quando si è stati ripetutamente esposti alle immagini esse diventano anche meno reali. […]

In questi ultimi decenni, la fotografia “impegnata” ha contribuito ad addormentare le coscienze almeno quanto a destarle.”

La scelta di Kiefer di utilizzare il piombo per rappresentare una pellicola nella sua opera potrebbe quindi essere letta alla luce delle proprietà di questo metallo. Il piombo riscaldato è di un colore vivido e argenteo, ma appena si raffredda si indurisce ed annerisce. In modo simile le immagini, scaldate dall’emozione della novità, sono vibranti ed evocative, ma con il passare del tempo, senza una “fiamma emozionale” che le riscaldi, rischiano di veder affievolire la loro capacità di riflettere e far riflettere (forse non a caso il piombo era utilizzato nella produzione degli specchi)… “una parte di me cominciò anche a indurirsi; qualcosa si spense”.