La psicologa e ricercatrice Linda Henkel ha condotto un esperimento molto affascinante sul rapporto tra fotografia e memoria. Mentre accompagnava un gruppo di studenti attraverso le gallerie di un museo ha chiesto loro di ricordare diversi particolari di alcuni quadri secondo due differenti modalità: per alcuni scattando una foto e per altri facendo affidamento sulla pura osservazione.

Il giorno successivo i ragazzi, testati con alcuni questionari, hanno riportato dei risultati significativi.

N94-440429 - © - Miguel Rosan

Le opere fotografate sono risultate più difficili da riportare alla mente rispetto a quelle semplicemente osservate. Linda Henkel ha ipotizzato che questo indebolimento della memoria sia dovuto al fatto di fare eccessivo affidamento sulle “capacità mnemoniche” della macchina fotografica  assistendo in modo meno partecipato e più distratto a ciò che si vede.

Aggiungerei che questo rischia di avvenire quando la macchina fotografica è utilizzata come mero registratore e non in senso creativo cogliendo e costruendo in senso attivo l’immagine.

La macchina fotografica è un occhio sempre aperto sul mondo. Ma non ricordiamo solo perché vediamo. Ricordiamo perché elaboriamo ciò che vediamo congiungendo ciò che sta al di fuori di noi con ciò che sta dentro: esperienze passate, vissuti e sensazioni analoghi o contrari che si richiamano e si intrecciano. Ha detto Max Ernst “Per osservare un’opera d’arte occorre aprire gli occhi, ma per comprenderla bisogna chiuderli”.

Ricordare è un atto di significazione creativo che necessita di momenti di incontro e di allontanamento, momenti di osservazione e momenti di introspezione affinché possa avere una lunga vita e portare ad altri atti creativi come ci ricorda Piero Fornasetti: “La teoria dello Zen. Guarda il bambù per 10 anni, poi dimenticalo, poi dipingi il bambù. Interiorizzare, creare, produrre. Non faccio i ritratti del vero, li estraggo dalla memoria. Magari faccio degli schizzi ma poi produco tutto a memoria altrimenti che ritratti sono! Sarebbero una copia. Io mangio mele perché mi piacciono, poi faccio disegni di mele: l’essenza della mela”.

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