La mia bambina

ha disegnato

un sole nero, di carbone,

appena circondato

di qualche raggio arancione.

Ho mostrato il disegno ad un dottore.

Ha scosso la testa. Ha detto:

-La poverina, sospetto,

è tormentata da un triste pensiero,

che le fa vedere tutto nero.

Nel caso migliore

ha un difetto di vista:

la porti da un oculista.

Così il medico disse,

io morivo di paura.

Ma poi guardando meglio in fondo al foglio

vidi che c’era scritto, in piccolo: “L’eclissi”.

Gianni Rodari

 

Cercare di dedurre il significato di un disegno o di una fotografia è una tentazione molto forte perché, in quanto semplificazione, ci mette al sicuro dall’esplorare terreni sconosciuti e dunque impervi; ma significa anche, soprattutto per chi fa il mio lavoro, rischiare di tracciare un percorso che non ha nulla a che vedere con il sentire che il paziente esprime.

Anche a fronte di una fotografia dal soggetto e dall’ambientazione chiara e netta chiedo sempre: “Che cosa vede?”. Si tratta di descrizioni a tratti essenziali, senza cercare volutamente dei particolari, eppure spesso mi sono trovata a notare, nelle fotografie che uso nel mio lavoro e vedo quotidianamente, qualcosa che non avevo visto: il graffio su una sedia, una persona affacciata alla finestra o il fiume che si biforca all’orizzonte. Quando lavoro in gruppo, talvolta capita che due persone scelgano la stessa fotografia e si trovino sorprese di quanto l’abbiano vista diversa.

Spesso lo stupore, il proprio o quello visto negli occhi dell’altro, è il primo passo per farsi “prendere dalla curiosità verso gli altri” e conoscerli nella loro complessità superando i pregiudizi e i punti di vista troppo rigidi.

Laura Perego

prendere il sole

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