Grazie a questo time-lapse viene ricostruita l’intera vicenda de “La finestra sul cortile”, celebre film di Hitchcock, mantenendo una visuale per intero sul cortile che dà il titolo a film. Il curioso filmato offre una visione globale e panoramica di un film che, nella sua versione originale, si caratterizza, al contrario, per la focalizzazione alternata e parcellizzata sulle singole vite delle persone che si affacciano sul cortile.

Il filmato, seppure davvero ben fatto, non ci rivela molto di quello che succede nel film: chi sia stato ucciso, chi sia l’assassino e come viene scoperto. Perché?

Jeff, il protagonista, è immobilizzato a casa perché ha una gamba rotta. Per cercare di ingannare la noia si mette a spiare le vite di coloro la cui finestra affaccia sul cortile. Nel suo stato di ipomobilità e ipervisione egli rappresenta simbolicamente tutti gli spettatori del cinema che come lui, guardano attraverso una finestra chiamata schermo in cerca di qualcosa di interessante.

Ma gli occhi non bastano ed è per questo che dal filmato qui presentato non capiamo nulla della trama. Abbiamo bisogno che la macchina fotografica di Jeff direzioni il nostro sguardo sulle storie così come fa il regista con la telecamera. Loro si occupano della visione “esterna”, ma abbiamo bisogno di qualcosa in più per la visione “interna”: la nostra mente.

Anche noi selezioniamo, scartiamo e mettiamo in primo piano ovvero creiamo una narrazione. Questo è il modo in cui occhi e mente collaborano. Troviamo una narrazione perché la stiamo cercando e fondamentalmente andiamo al cinema perché è confortevole essere aiutati a narrare e a narrarci.

“La finestra sul cortile […] va interpretata come un vero è proprio saggio meta-cinematografico sul senso del vedere, sul valore della rappresentazione tecnologica della realtà e sulla forte compenetrazione tra dispositivo ottico, occhio e capacità di elaborazione della mente.” (M.G. De Bonis, La vertigine dello sguardo).

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