Di fronte a eventi conturbanti che ci vengono presentati in forma di immagini […], si è più vulnerabili che di fronte alla realtà. Questa vulnerabilità è parte integrante della particolare passività di chi è due volte spettatore, spettatore di eventi già formati, in primo luogo dai partecipanti, in secondo luogo dal creatore dell’immagine. […]

Nella sala operatoria, sono io che cambio la messa a fuoco, che faccio i primi piani e i campi medi. Al cinema [il regista] ha già scelto le parti dell’operazione che io devo vedere: la cinepresa guarda per me e mi obbliga a guardare, lasciandomi come unica alternativa quella di non guardare.

Susan Sontag

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