Queste fotografie sono frutto del progetto che Andrew H Walker ha sviluppato al Toronto Film Festival chiedendo ad alcuni attori di posare per due fotografie: una che ritraesse la loro personalità pubblica e una quella privata.

Siamo forse difatti abituati a concepire il lato pubblico quasi come opposto a quello privato. Alcune volte percepiamo quest’ultimo come una maschera.

Si potrebbe però dire che anche la maschera che ci disegniamo è parte di noi perché rappresenta il precipitato di ciò che pensiamo che gli altri si aspettino da noi, nascondendo ciò che temiamo non venga compreso o accettato.

Proprio la “forma” di questa maschera delinea il rapporto che ognuno ha con l’esterno in cui convivono incontri reali, aspettative, ricordi, parti di noi scisse e proiettate. E’ la parte di noi che interagisce con l’altro e ci racconta, più che degli altri, di come noi viviamo e sentiamo gli altri.

La maschera, che dal punto di vita antropologico “mentre permette la ripresa di contatto con mondi extraumani [il divino, la natura, ecc…], evita che se ne venga riassorbiti” (Franco Vaccari, Fotografia e inconscio tecnologico) nei rapporti tra gli umani e anche nel suo senso figurato trova la sua funzione nel tentativo (mai stabile e mai perfettamente riuscito) di mettere insieme gli opposti: la voglia di fusione e il timore della perdita d’identità, il bisogno di individuazione e la paura dell’esclusione. Una dichiarazione d’amore e di odio (non certo d’indifferenza) per gli altri.

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