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Il fotografo Chris Porsz è andato alla ricerca delle persone che ha immortalato in alcuni scatti 40 anni fa per poi rifare quelle stesse fotografie oggi. Sia i luoghi che le persone parlano di questo stano viaggio nel tempo: è come se tra le due immagini il tempo avesse fatto uno scatto improvviso in avanti e le persone ritratte si fossero trovate immerse nella propria azione 40 anni dopo. Leggi il seguito di questo post »

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Il fotografo Tim Kyle ha deciso, dopo la nascita delle due figlie, di dare vita ad una tradizione: stampare un libro con le migliori foto di famiglia riguardandolo e commentandolo con le figlie al termine dell’anno. Ma ha fatto un ulteriore passo: videoregistrare il momento in cui la famiglia sfoglia l’album.

Si viene così a creare un momento in cui, mentre un ricordo viene riportato alla mente grazie alla fotografia, un altro se ne crea grazie alla videocamera. Leggi il seguito di questo post »

Riprendendo il discorso iniziato nel precedente post, il controllo sulla nostra immagine fotografica è stato facilitato dall’introduzione delle nuove tecnologie. Il display che rimanda in maniera istantanea il risultato della fotografia permette degli aggiustamenti continui della propria immagine avvicinandola sempre di più a quella attesa.  Il selfie vive grazie a questa tecnologia e, talvolta, a uno specchio. L’immagine che più è apprezzata è quella che più si avvicina all’immagine riflessa da uno specchio. Ma, come scrive Milgram a proposito delle prime persone che sono state fotografate all’inizio dell’epoca della fotografia, immagine fotografica e immagine dello specchio hanno caratteristiche diverse:

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“Ogni sistema oppressivo ha sempre manifestato un enorme interesse per il controllo dell’immagine che può avvenire in modo diretto e rozzo, consistente nel fare di ogni foto un puro segno obbediente ad un codice di regime, oppure, con sistemi più sofisticati, attraverso l’inflazione dei codici, allo scopo di confondere l’informazione trasformandola in rumore.

Il primo sistema di imbrigliamento dell’immagine tende all’esaltazione retorica, al monumentale, al didascalicamente celebrativo, all’emblematico; il secondo sistema opera invece uno spiazzamento continuo dell’attenzione che viene così tutta assorbita dalla contemplazione di una realtà trasformata in puro spettacolo.

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Il verbo “to shoot” in inglese può significare tanto “sparare” quanto “fare una fotografia”. Molta della terminologia usata in campo fotografico è condivisa dal campo delle armi: “catturare”, “immobilizzare”, “prendere”, “caricare”,“mirino”… Tali similitudini suggeriscono che la macchina fotografica e le fotografie possono essere utilizzate come arma e quindi essere violente.

La fotografia qui sotto è stata scattata dal fotografo Eddie Adams nel 1968 e ritrae il capo della polizia del Vietnam del Sud che spara a un prigioniero Vietcong giustiziandolo sommariamente. La fotografia che vinse il premio Pulitzer impressionò molto l’opinione pubblica americana.

Vietnam_guerra
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Benvenuto! Piacere di conoscerti…


Sono Laura Perego, psicologa e psicoterapeuta. Utilizzo le fotografie e il cinema all'interno dei colloqui psicologici e della psicoterapia individuale e di gruppo.

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