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La mia bambina

ha disegnato

un sole nero, di carbone,

appena circondato

di qualche raggio arancione.

Ho mostrato il disegno ad un dottore. Leggi il seguito di questo post »

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Riprendendo il discorso iniziato nel precedente post, il controllo sulla nostra immagine fotografica è stato facilitato dall’introduzione delle nuove tecnologie. Il display che rimanda in maniera istantanea il risultato della fotografia permette degli aggiustamenti continui della propria immagine avvicinandola sempre di più a quella attesa.  Il selfie vive grazie a questa tecnologia e, talvolta, a uno specchio. L’immagine che più è apprezzata è quella che più si avvicina all’immagine riflessa da uno specchio. Ma, come scrive Milgram a proposito delle prime persone che sono state fotografate all’inizio dell’epoca della fotografia, immagine fotografica e immagine dello specchio hanno caratteristiche diverse:

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“Ogni sistema oppressivo ha sempre manifestato un enorme interesse per il controllo dell’immagine che può avvenire in modo diretto e rozzo, consistente nel fare di ogni foto un puro segno obbediente ad un codice di regime, oppure, con sistemi più sofisticati, attraverso l’inflazione dei codici, allo scopo di confondere l’informazione trasformandola in rumore.

Il primo sistema di imbrigliamento dell’immagine tende all’esaltazione retorica, al monumentale, al didascalicamente celebrativo, all’emblematico; il secondo sistema opera invece uno spiazzamento continuo dell’attenzione che viene così tutta assorbita dalla contemplazione di una realtà trasformata in puro spettacolo.

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La psicologa e ricercatrice Linda Henkel ha condotto un esperimento molto affascinante sul rapporto tra fotografia e memoria. Mentre accompagnava un gruppo di studenti attraverso le gallerie di un museo ha chiesto loro di ricordare diversi particolari di alcuni quadri secondo due differenti modalità: per alcuni scattando una foto e per altri facendo affidamento sulla pura osservazione.

Il giorno successivo i ragazzi, testati con alcuni questionari, hanno riportato dei risultati significativi.

N94-440429 - © - Miguel Rosan

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Il principio di indeterminazione di Heisenberg enuncia la non neutralità dell’osservatore e dei metodi di osservazione rispetto al fenomeno oggetto di studio. Le conseguenze di questo principio a livello delle scienze sociali comportano che colui che osserva entra a far parte del fenomeno osservato influenzandolo e, a sua volta, essendone influenzato.

Siamo abituati a considerare la fotografia (soprattutto quella giornalistica) come un testimone terzo di ciò che accade che registra in modo oggettivo e fedele. Ragionando per nessi causali, viene scattata una fotografia perché c’è un evento da fotografare.

Fred Richtin per sfatare questa credenza offre, attraverso queste due fotografie, un interessante punto di vista Leggi il seguito di questo post »

Il verbo “to shoot” in inglese può significare tanto “sparare” quanto “fare una fotografia”. Molta della terminologia usata in campo fotografico è condivisa dal campo delle armi: “catturare”, “immobilizzare”, “prendere”, “caricare”,“mirino”… Tali similitudini suggeriscono che la macchina fotografica e le fotografie possono essere utilizzate come arma e quindi essere violente.

La fotografia qui sotto è stata scattata dal fotografo Eddie Adams nel 1968 e ritrae il capo della polizia del Vietnam del Sud che spara a un prigioniero Vietcong giustiziandolo sommariamente. La fotografia che vinse il premio Pulitzer impressionò molto l’opinione pubblica americana.

Vietnam_guerra
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Solitamente il lavoro di un fotogiornalista consiste nel documentare ed informare attraverso la fotografia. Il fotografo Brian Palmer nel 2004 ha seguito la 24th Marine Expeditionary Unit per sei settimane in Iraq raccogliendo fotografie e raccontando la vita dei soldati sul suo sito. Ne è nato un lavoro intitolato “Digital Diary: Witnessing the war” che ha una finalità ulteriore rispetto ai comuni reportage di guerra.

Palmer

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Fornasetti nuvoleE’ attivo da oggi nello Studio di Psicologia di via Orti 14 Milano il nuovo percorso psicologico pensato appositamente per le persone che stanno affrontando una diagnosi di tumore o che si trovano in una condizione di fase attiva di malattia oncologica.

Lo studio offre inoltre la possibilità a chi vive con un familiare malato di trovare un sostegno sia attraverso percorsi individuali che di gruppo.

Le responsabili del percorso sono la dott.ssa Laura Perego, psicoterapeuta ed esperta di metodi attivi e a mediazione fotografica e la dott.ssa Melina Marchetta, psicologa ed esperta di metodi attivi, che si occupa di sostegno a malati oncologici o loro familiari presso l’Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano.

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L’essenza dell’immagine è di essere tutta esteriore, senza intimità, e ciononostante più inaccessibile e misteriosa dell’idea dell’interiorità; di essere senza significato, pur evocando la profondità di ogni possibile senso; non rivelata e tuttavia manifesta, possedendo quella presenza-assenza che costituisce la seduzione e il fascino delle Sirene.

Maurice Blanchot

Nella mostra B-Reflected in esposizione alla Triennale di Milano alcuni personaggi del mondo dello spettacolo sono fotografati da Douglas Andreetti e Max Schenetti in atteggiamenti e pose diverse da quelle che ci hanno abituato a vedere.

“Gli autori vanno oltre il ritratto, nel significato che tradizionalmente diamo a questo linguaggio della fotografia. Per realizzare queste immagini, hanno utilizzato uno specchio, facendone la barriera corporea che separa il fotografo dal soggetto, generando un effetto che rimanda al mittente la propria immagine. E il riflesso, l’altra faccia di sé, disegna la nuova identità, inevitabilmente diversa da quella pubblica, che i personaggi sono soliti dare di loro stessi.” (dalla presentazione alla mostra).

Enrico Mentana - mostra B/Reflected

Enrico Mentana – mostra B/Reflected

Albertino -  mostra B/Reflected

Albertino –
mostra B/Reflected

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Benvenuto! Piacere di conoscerti…


Sono Laura Perego, psicologa e psicoterapeuta. Utilizzo le fotografie e il cinema all'interno dei colloqui psicologici e della psicoterapia individuale e di gruppo.

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