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Riprendendo il discorso iniziato nel precedente post, il controllo sulla nostra immagine fotografica è stato facilitato dall’introduzione delle nuove tecnologie. Il display che rimanda in maniera istantanea il risultato della fotografia permette degli aggiustamenti continui della propria immagine avvicinandola sempre di più a quella attesa.  Il selfie vive grazie a questa tecnologia e, talvolta, a uno specchio. L’immagine che più è apprezzata è quella che più si avvicina all’immagine riflessa da uno specchio. Ma, come scrive Milgram a proposito delle prime persone che sono state fotografate all’inizio dell’epoca della fotografia, immagine fotografica e immagine dello specchio hanno caratteristiche diverse:

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Nella mostra B-Reflected in esposizione alla Triennale di Milano alcuni personaggi del mondo dello spettacolo sono fotografati da Douglas Andreetti e Max Schenetti in atteggiamenti e pose diverse da quelle che ci hanno abituato a vedere.

“Gli autori vanno oltre il ritratto, nel significato che tradizionalmente diamo a questo linguaggio della fotografia. Per realizzare queste immagini, hanno utilizzato uno specchio, facendone la barriera corporea che separa il fotografo dal soggetto, generando un effetto che rimanda al mittente la propria immagine. E il riflesso, l’altra faccia di sé, disegna la nuova identità, inevitabilmente diversa da quella pubblica, che i personaggi sono soliti dare di loro stessi.” (dalla presentazione alla mostra).

Enrico Mentana - mostra B/Reflected

Enrico Mentana – mostra B/Reflected

Albertino -  mostra B/Reflected

Albertino –
mostra B/Reflected

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Continuando il discorso sul ruolo delle immagini nella conservazione della memoria sociale iniziato con il post del Giorno della Memoria, vi presento questo estratto da “Sulla fotografia” di Susan Sontag.

Le sua parole invitano ad una riflessione critica sulle potenzialità etiche delle fotografie e delle immagini.

“Le fotografie sconvolgono nella misura in cui mostrano qualcosa di nuovo. […] Il primo incontro di un individuo con l’inventario fotografico dell’orrore estremo è una sorta di rivelazione, il prototipo della rivelazione moderna: l’epifania negativa.

Per me sono state le fotografie di Bergen-Belsen e di Dachau viste per caso in una libreria a Santa Monica nel luglio del 1945. Niente di ciò che ho visto dopo – in fotografia o nella realtà – mi ha colpito così duramente, profondamente, istantaneamente. […]  Leggi il seguito di questo post »

selfportrait_diane_arbus

Diane Arbus, Autoritratto

Spesso vi sarà capitato di vedere degli autoritratti in cui alcuni fotografi si ritraggono a fianco della loro macchina fotografica. Questo modo di fotografarsi è talmente diffuso che, se fate un salto sul sito dell’Agenzia Magnum, vi accorgerete che tantissimi dei loro fotografi hanno la foto di presentazione con la macchina fotografica in mano.

Gli elementi della foto sono perlopiù: lo sfondo neutro, il fotografo, la macchina fotografica ed, elemento implicito, ma fondamentale per la realizzazione di questo genere di autoritratti, lo specchio.

Quest’ultimo è un elemento che ha sempre solleticato l’osservazione e il pensiero di psicologi e psicoanalisti e, in maniera particolare, di Jacques Lacan che ha denominato proprio “Stadio dello specchio” una delle fasi dello sviluppo psichico dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

Benvenuto! Piacere di conoscerti…


Sono Laura Perego, psicologa e psicoterapeuta. Utilizzo le fotografie e il cinema all'interno dei colloqui psicologici e della psicoterapia individuale e di gruppo.

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